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Aquile nel Monferrato

Racconti

Solo quattro iscritti!- mi disse Adriano a pochi giorni dalla partenza. Non nascosi la mia delusione, ma siccome sono un inguaribile ottimista, non mi sono perso d’animo, certo che, all’ultimo momento, come spesso accade, la compagnia sarebbe aumentata. E ho avuto ragione: alla stazione di Lugano, domenica 10 aprile, ci siamo trovati in diciassette, parecchi volti conosciuti e alcuni graditi nuovi soci. Finalmente non il solito 13, anche se con il 17 non si scherza. Infatti …
Ma andiamo con ordine.
Partenza puntuale alle 08.30. Sono il solo membro di comitato presente e mi tocca guidare il gruppo. Sull’autostrada che ci porta a Stabio guardo negli specchietti e rimango impressionato (e anche un po’ preoccupato) dal serpentone che si snoda alle mie spalle. Aiutato dal fido Tom Tom scelgo il percorso Lugano – Gaggiolo – Gazzada e, da lì, un interessante e apprezzato itinerario che attraverso campi e borghetti ci porta a Vergiate. Poi autostrada fino a Romagnano e infine, sempre su provinciali, Gattinara (pausa caffè), Arborio e Trino, dove consumiamo un ricco aperitivo offerto dal club, con i graditi contributi di Silvano e Robert.
Alle 13.00 ci aspetta la Signora Paola, gerente del ristorante di Crea, situato sull’omonimo Sacro Monte, in prossimità del Santuario. Evidentemente non possiamo rinunciare ad un tipico pranzo piemontese, convenientemente accompagnato da nettare locale, seguito da una taumaturgica sgambata attorno al Sacro Monte, recentemente inserito, come tutti i Sacri Monti del Piemonte, nel Patrimonio dell’UNESCO.
Risaliti in sella affrontiamo un piacevole itinerario fra le dolci colline del Monferrato, quasi senza traffico, che ci porterà, attraversando Moncalvo, Montechiaro d’Asti e Cocconato, a Casale Monferrato. A qualche chilometro da Casale ci fermiamo per il rifornimento di benzina e qui … si manifesta la maledizione del 17!

Lo sapevo, lo temevo, doveva accadere. La California di Angelo, come assalita da virus letale, sembra aver reso l’anima a Dio e si rifiuta di partire. Anzi, risponde ai tentativi del pilota, con fragorosi scoppi che sembrano voler polverizzare gli scappamenti e, come ultimo sberleffo, tira le cuoia pure la batteria.
Fra i numerosi “medici” che accorrono al capezzale della moribonda e, con consigli o vane pratiche, cercano di rianimarla, si distingue Carlo il quale, fra le indubbie capacità di meccanico, sembra avere pure doti di esorcista, capace quindi di sconfiggere la maledizione di cui sopra.
Fra la meraviglia dei presenti costruisce, utilizzando un metro di semplice filo elettrico, due cavi da collegare alla batteria del mio Jackal e si pigia sul tasto d’avviamento. Riccardo aiuta a tenere i “cavetti” in posizione. I fili scottano e fumano, il motorino d’avviamento cerca di fare il suo dovere, il motore scoppietta e tossisce … ma non parte. Vengono allora smontate e pulite le candele, senza risultati. Dopo circa un’ora di infruttuosi tentativi s’ode una voce che consiglia di mantenere la moto diritta, anziché appoggiata sul cavalletto laterale. In preda alla più nera disperazione si segue il suggerimento di Robert e, miracolosamente, il motore s’avvia.
-Tegnal pizz, par l’amur di Diu!- supplica la compagnia e, tra il sollievo di tutti, si parte per Casale sognando una meravigliosa birretta. Purtroppo il tragitto risulta troppo breve e la batteria di Angelo non fa tempo a ricaricarsi per cui, nel momento di rimontare in sella, la scena si ripete.
Ma tutto è bene quel che finisce bene e anche questa volta si riesce a far ripartire la moto di Angelo per il viaggio di rientro, che avviene, via autostrada ma, a causa dei ritardi accumulati, ad andatura eccessivamente brillante, tanto che il gruppo si sgrana e non si ritrova più nella sua totalità al momento dei saluti. Peccato. In complesso trasferta riuscita, ma errore da non ripetere.



Ermanno



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