Menu principale:
Racconti
GUZZISTI CORSARI
(21 – 24 maggio 2010)
Prima parte: 21 e 22 maggio
Lo confesso con un po’ d’imbarazzo: andare con la moto in Corsica (o in Sardegna, o all’Elba, …), mi aveva sempre attirato, ma soffro il mal di mare e il solo pensiero di passare sette ore a dar di stomaco mi ha sempre fatto desistere. Inspiegabilmente, davanti all’opportunità offertami dal Moto Guzzi Club Ticino, dopo un breve conciliabolo con la moglie, ho deciso di affrontare l’avventura e, armato di polsini anti sütra (come si dice in larpa judre) e di gomme da masticare adatte alla bisogna, sono finalmente e baldanzosamente salito, a Savona, sul traghetto.
Lo storico imbarco è avvenuto venerdì 21 maggio, alle ore 22.30, in compagnia della moglie, pronta a intervenire al primo “sbiancamento” e di altre sedici persone: il Presidente Roberto, con Susy, Robert con Rita, Danilo con Elisa, Riccardo con Miriam, Nedy con Maurilia, Franco con Clorinda, Adriano con Maria, Reinhard, Alessandro e il sottoscritto con Odette. Purtroppo l’altro Robert della compagnia, ha avuto problemi al motore già sull’autostrada e ha dovuto, a malincuore, rinunciare alla trasferta.
Sistemate le nove moto (una Stelvio, due Breva, una Norge, quattro California e una Le Mans III) e l’auto al seguito nel ventre del natante, abbiamo occupato le rispettive cabine e… buona notte.
Bastia – Propriano (22 maggio)
Mare liscio come l’olio. Alle sette del mattino, sbarchiamo a Bastia e inizia la prima tappa.
Colazione a St. Florent: Il gruppo è pimpante e fa il pieno di calorie con croissants, succhi di frutta, caffè e cappuccini vari. Si parte, sprizzando energia, per Calvi, attraversando la zona dominata dal massiccio delle Agriates. Giunti al mare incontriamo una bella spiaggia bianca. I colori dell’acqua sono veramente magnifici: un percorso entusiasmante, con bellissimi scorci che ci fanno rimanere a bocca aperta.
A Calvi, che con la sua "citadelle" costruita dai genovesi, la sua marina e il suo ampio golfo di spiaggia fine è una delle località più famose della costa, sostiamo per pranzare. Il morale della truppa è alto e si riparte, satolli, con rinnovato vigore alla volta di Piana, in attesa di vedere le famose Calanques,ma arrivati a Porto, nel gruppo si registra un improvviso attacco di stanchezza. In effetti, abbiamo già percorso 180 Km di strade impegnative e ci preoccupa il pensiero di doverne percorrere ancora 130 (circa tre ore di viaggio), per arrivare a Propriano, dove pernotteremo. In particolare, la mia metà fatica non poco a raddrizzare lo scheletro. L’auto al seguito, una spaziosa Cherokee pilotata da Adriano, risolve il problema e si prende a carico la passeggera maggiormente in difficoltà. A complicare ulteriormente le cose, la moto di Alessandro non si avvia più. Interviene, a questo punto, Nedy che, dall’alto della sua esperienza, trova immediatamente il guasto: interruttore sul cavalletto bloccato. Un paio di martellate ben assestate e la moto ritrova la sua efficienza.
Alla ripartenza il gruppo, che fino a quel punto aveva marciato compatto, guidato dal Presidente Roberto e chiuso da Nedy, si sgrana. Io mi trovo a seguire la Stone di Robert e Rita. Entriamo in un labirinto di formazioni rocciose rossastre, granitiche, le Calanques, inserite nel patrimonio dell’Unesco, frutto dell’erosione del vento e dell’acqua, che hanno modellato la pietra traendone strane forme: guglie, canyon, teste di animali, cuori, esseri fantastici.
La strada è ora più veloce, con ampi curvoni che permettono di tenere una buona andatura. Robert ci dà dentro e divoriamo, divertendoci, una cinquantina di chilometri. Al rifornimento il gruppo si riunisce e affrontiamo l’ultimo tratto, caratterizzato da strada stretta, in continuo saliscendi, con fondo molto rovinato, che mette a dura prova le sospensioni delle Guzzi e la nostra colonna vertebrale.
Finalmente, verso le 19.30, stanchi, ma affascinati da uno spettacolo grandioso, giungiamo a destinazione. La cena (ottima), è caratterizzata dai gesti scaramantici (corna e affini), che il Presidente compie, in gran segreto (pensa lui), per favorire la vittoria dell’Inter sul Bayern. Gesti che, in effetti, hanno portato fortuna all’Inter, in barba a coloro che “gufavano” senza ritegno (io compreso).
Poi tutti a nanna: l’indomani ci aspetta un’altra lunga tappa, 250 Km, da Propriano a Corte.
(Continua)
Ermanno