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Guzzisti Corsari II

Racconti

GUZZISTI CORSARI
(21 – 24 MAGGIO 2010)

Seconda parte: 23 e 24 maggio
Propriano – Corte
(23 maggio)
Non mi è parso vero di potermi addormentare cullato dal suono della risacca marina! A casa mia, purtroppo, i forti rumori provocati dai vagoni merci che frenano e urtano fra di loro durante la formazione dei convogli, sono la ninna nanna quotidiana.
Un’abbondante colazione, immersi nel verde del parco, una spintarella alla moto di Franco, il cui motorino d’avviamento ha, nel frattempo, tirato le cuoia e via, in direzione di Bonifacio.
Si attraversa, in un primo tempo, un tratto selvaggio, poi il paesaggio diviene brullo. In prossimità di Bonifacio ci fermiamo per ricompattare il gruppo, dal quale mancano Alessandro e Nedy. Passano i minuti, ma i due non compaiono. Nel gruppo comincia ad affiorare un po’ di preoccupazione. Si teme un incidente, anche perché, stranamente, nessuno riceve comunicazioni telefoniche dai dispersi che possano chiarire la natura del ritardo. Roberto e Susy decidono di ripercorrere il tragitto effettuato, mentre il resto del gruppo procede, guidato da Danilo, verso il porto di Bonifacio. Appena giunti, con sollievo generale, avviene il ricongiungimento. Si saprà che alla moto di Alessandro si è rotto il filo della frizione. Fortunatamente il nostro ne aveva con sé uno di riserva e l’abile Nedy ha così potuto sostituirlo sul posto.

A sud una piana pietrosa, con stagni malsani, dominata da una scogliera che sostiene una città a strapiombo sul mare con uno strapiombo così folle, così temerario che, ad ogni attimo sembra che la scogliera e la città s’inabissino e spariscano sotto i flutti. Questa città è Bonifacio. […]. P. A. Ponson du Terrail, Les Bandits, 1852.

In effetti, Bonifacio è un intrico di vicoli e piazzette che sorge su un promontorio calcareo. Avendo poco tempo a disposizione alcuni di noi si fermano alla Marina, altri salgono alla Cittadelle, da dove si gode una bella vista sulle fortificazioni e sul fiordo.
Nel primo pomeriggio si riparte per Aléria, lungo la costa orientale e si procede per Corte, nel cuore della Corsica, città simbolo dell’anima corsa da quando, nel novembre del 1755, Pascal Paoli la fece capitale del nuovo stato indipendente dal dominio genovese.
La strada è scorrevole e permette una discreta andatura. In particolar modo, fra Aléria e Corte, lo scarso traffico e gli ampi curvoni invitano ad aprire la manetta. C’è, però, sempre da temere la curva galeotta e, in una di queste, vedo la moto che mi precede fare un clamoroso “dritto”, andando ad invadere, per alcuni metri, la corsia di contromano. Per fortuna nessun veicolo sopraggiunge in quel momento e tutto si risolve nel migliore dei modi. Verrò poi a sapere, dal fortunato centauro, che la suddetta manovra è da imputare alle coperture piuttosto datate e rinsecchite. Immaginate di circolare con due pezze di baccalà al posto degli pneumatici e vi renderete conto dell’aderenza degli stessi.
Ma tutto è bene quel che finisce bene e sul far della sera raggiungiamo il nostro hôtel, posto all’imbocco della Valle della Restonica, un canyon stretto e tormentato, che offre notevoli scorci paesaggistici.
Si cena in un vicino ristorante e lì mi lascio andare. In effetti avevo prenotato i filetti mignons, ma non posso sottrarmi al dovere di aiutare Odette e Reinhard a terminare, nell’ordine, una trota e numerosi bocconcini di cinghiale. Completo l’opera con una fetta di strudel di mele, vino bianco, vino rosso, caffè e digestivi vari. Per farla breve, la notte mi vede impegnato a “cammellare” avanti e indietro per la camera, nel tentativo di permettere allo stomaco di digerire cotanto intruglio, sempre fedele al motto: “
Per ogni gaudenza, ci vuol sofferenza”.

Corte – Bastia – Savona – Ticino
(24 maggio)
Un paio di robusti caffè, nel tentativo di ripigliarmi dopo la notte agitata e si visita Corte, città che, dal 1981 ha riaperto l’Università Paolina, l’unica della Corsica, che dà particolare risalto alla lingua e alla cultura dell’isola. Girovaghiamo a piedi tra le case di pietra, dominate dalla Citadelle e saliamo alla città vecchia, fino al belvedere, da cui si gode una magnifica vista.
Nel momento di ripartire per Bastia il gruppo si scinde in due formazioni: la prima, comprendente i più avventurosi (il Presidente Roberto, Susy, Robert, Rita e Reinhard) affronta un percorso maggiormente impegnativo, mentre la seconda percorre la direttissima. Ci si ritrova al porto, dopo aver pranzato in Place St. Nicolas, pronti per l’imbarco, dopo gli ultimi acquisti in Rue Napoléon.
Sistemate le moto nella capiente pancia del natante, raggiungiamo il ponte di poppa. Lì conquisto una sdraio sul bordo della piscina, mi metto comodo, scatto le ultime foto a Susy che, isolata dal mondo, munita di auricolari per ascoltare musica a tutto volume, si esibisce in scatenati e solitari balli e, malgrado siamo solo a inizio pomeriggio, vinto dalla stanchezza, mi calco il berretto sugli occhi e… buona notte.
Approfittando del mare sempre liscio come l’olio, mi faccio una bella “ronfata”.
Cena sul natante, sbarco verso le 20 e poi affrontiamo la tratta Savona - Ticino, dove arriviamo a notte inoltrata.
Personalmente ho apprezzato l’iniziativa, l’organizzazione (un grosso grazie a Susy, che ha fatto miracoli per offrirci una gita di qualità, mantenendo costi veramente abbordabili), i paesaggi, gli hôtels, i ristoranti, l’assistenza (Nedy ha dato fiducia a tutti), l’armonia fra i partecipanti. Avrei preferito tappe un po’ più brevi e maggior tempo a disposizione per visitare le varie città, ma il bilancio è ampiamente positivo e mi lascia il desiderio, in barba al timore del mal di mare, di ritornare su quella stupenda isola.



Ermanno


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