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Racconti
AQUILE SUL MOTTARONE
(Dove si riconfermano pazienza, convivialità e robusto appetito)
Sabato 29 aprile, ore 08:30, arrivo puntuale alla stazione di Lugano, consueto punto di ritrovo del Moto Guzzi Club Ticino. Meta: il Mottarone, una montagna alta 1.491 m, situata tra il Lago Maggiore e il Lago d’Orta.
Un rapido caffè al bar, per eliminare definitivamente i postumi dell’aperitivo del venerdì e, mentre saluto i presenti, do un’occhiata al parco veicoli. Regina incontrastata, l’imponente Stelvio del Presidente, che sembra occupare mezzo piazzale. Le fanno da corona le altre: California, Breva, Norge, V11 Café Sport, perfino un sidecar e… una fascinosa Lodola Sport, classe 1959.
Cerco di individuare l’intrepido proprietario: è Paul, non più giovane, ma fisico asciutto, in perfetta forma. L’etichetta sopra il taschino della giacca di pelle, recante l’indicazione del gruppo sanguigno, mi fa supporre che Paul sia un pilota da gara e quando la comitiva (19 moto e 24 occupanti) si avvia in direzione di Brissago, mi incollo alla sua ruota.
In salita la Lodola ansima e perde un po’ di terreno, ma quando la strada si spiana o comincia a scendere, è tutt’altra musica. L’uccellino vola leggiadro, con un leggero dondolio del posteriore. Paul la porta bene e non cede un metro a moto ben più moderne e potenti. Uno spettacolo.
A Pallanza, tappa dell’aperitivo, emerge la prima dote del guzzista: la pazienza. Ci accorgiamo che mancano all’appello tre partecipanti. Mentre un distaccamento parte alla loro ricerca, il gruppo fa di necessità virtù e occupa ordinatamente un bar sul lungolago. L’occasione è propizia per dare la stura, senza esagerare, ad alcune bottiglie di Prosecco, accompagnate da stuzzichini di vario tipo.
Una volta ricomposto, il gruppo parte alla volta del Mottarone, seguendo la bella e spettacolare panoramica. Il pranzo in vetta mette in risalto altre due doti dei guzzisti: convivialità e robusto appetito. Davanti a grigliata mista, tapulone, brasato, spezzatini di manzo, luganighe e cervo, il tutto accompagnato dalla tradizionale polenta, senza dimenticare lo strudel finale, si intrecciano discorsi di ogni tipo: si parla, ovviamente, di motori, ma c’è chi racconta con gioia le sue vacanze in Grecia ed il suo amore per quella terra e chi ricorda avventure o aneddoti del suo passato, non esenti da sorprese per chi ascolta, come la rivelazione che Paul conosce il Ticino come le sue tasche, essendo stato rappresentante di elettrodomestici. Squarci di vita, scambi di esperienze che arricchiscono ed avvicinano.
Dopo l’abbuffata, due passi in vetta: una salita breve (una decina di minuti), ma ripida. Arrivo col cuore in gola, ma con lo stomaco alleggerito. Dalla vetta si gode un panorama spettacolare a 360°, dalle Alpi Marittime al Monte Rosa, passando per la Pianura Padana ed i "sette laghi" (Orta, Maggiore, Mergozzo, Biandronno, Varese, Monate e Comabbio). Facile scorgere, nelle giornate di bel tempo, la vetta del Monviso.
È giunto il momento d’intraprendere la via del ritorno: alcuni optano per il traghetto (io sono fra questi), altri, i più impavidi, affrontano il giro del lago. Gli ultimi otto irriducibili si ritrovano a Ponte Tresa per l’aperitivo finale e chi pensava di cavarsela con un misero “Sprizz” dovette ricredersi. Per farla breve la serata terminò a lasagne e spaghetti aglio, olio e peperoncino, tanto per confermare quanto detto in precedenza sull’appetito del guzzista.
Una splendida giornata; rimangono alcuni dettagli da perfezionare per rendere maggiormente efficace il procedere del gruppo. A tale scopo il comitato si è già preoccupato di stendere il “Regolamento delle aquile”.
Ermanno