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Le gole del Reno

Racconti

Le gole del Reno
(4 luglio 2010)

«Ruinaulta», in romancio, è uno dei paesaggi più grandiosi delle Alpi. La gola, profonda 300 m, si è formata circa 10 000 anni fa in seguito ad una frana. Sul letto della gola, lunga quasi 14 Km, si snoda il Reno anteriore, che nasce dal Tomasee, sull’Oberalp, la sorgente ufficiale del Reno.

«13 moto, 17 adulti e 3 ragazzi» mi dice Adriano, piuttosto soddisfatto, prima di montare in sella, sul piazzale nord della stazione di Lugano, mentre due compagni d’avventura stanno disperatamente cercando di disincagliare la lampo della sua giacca che si rifiuta di scorrere.
«» penso io, rimanendo comunque impassibile davanti alla ferale notizia.
Devo ammettere che il numero 13 mi ha sempre fatto impressione. Vada per il 13 a tavola, male che vada ci si può ingozzare, ma 13 in moto è allucinante, soprattutto se il fatidico numero si accompagna al 17Ho la vaga sensazione che qualche cosa di poco gradevole ci dovrà capitare.
Parto con l’allegro e ignaro gruppo, facendo, in gran segreto, i debiti scongiuri, ma promettendomi che, se un gatto nero dovesse per puro caso attraversarmi la strada, abbandonerei, seduta stante, la compagnia.
La prima parte del viaggio ci vede affrontare la sempre bella ma trafficata tratta che ci porta a Porlezza, poi il traffico diminuisce e raggiungiamo, abbastanza velocemente, Chiavenna.
Il gruppo viaggia compatto e disciplinato, ben guidato da Roberto Bassi e chiuso da Adriano. L’andatura è dettata dal side car della famiglia D’Incà, il cui pilota affronta con grinta la salita che ci porterà al passo dello Splügen, dove sostiamo per dissetarci.
«il momento tutto bene, alla faccia dei numeri cabalistici», mi dico, ma meglio rimanere in campana.
Infatti, giunti a Splügen, la California del Presidente Roberto improvvisamente si spegne e, malgrado i tentativi dei numerosi medici accorsi al suo capezzale, non dà più segni di vita. La pompa della benzina ha reso l’anima a Dio e il corpo alla terra.
Mi verrebbe voglia di gridare “Che fortuna” e di abbracciare il Presidente che, senza saperlo, si è sacrificato, facendo da parafulmine e attirandosi una buona dose di “sfiga” a beneficio del gruppo. Le moto rimangono così 12 anzi, 10, perché in virtù del tempo perso nel tentativo di rianimare la cara salma, Bassi e Meier decidono di rientrare anzitempo e il 17 si trasforma, udite udite, addirittura in 15! Tutto ok. Da questo momento, dopo aver giustamente calmato i nostri stomaci, procediamo tranquilli in direzione di Bonaduz e, successivamente, di Versam, nel mezzo della famosa
Ruinaulta. Il Presidente, rimasto appiedato, sale come passeggero sulla Breva di Riccardo. I due formeranno un’affiatatissima coppia e c’è già chi sussurra che le rispettive consorti faticheranno non poco, in futuro, a ritrovare il loro posto sulle moto.
Lo spettacolo offerto dalla
Ruinaulta è affascinante e si può capire come la gola, un susseguirsi di torri di tufo e di pareti a strapiombo, è anche conosciuta come Canyon del Reno oppure come Gran Canyon svizzero. La gola, protetta da scogliera per centinaia di metri, è zona boscosa, di rifugio per la fauna e conosciuta per il rafting. Ho letto che tutto ebbe Inizio 10’000 anni fa. Tra il Flimserstein e il Piz Grisch franarono oltre 10000 milioni di metri cubi di roccia. Fino a Reichenau la valle del Reno anteriore scomparve sotto una gigantesca massa di detriti. A quel punto il Reno dovette mettersi all’opera, erodendo con un lavorio deciso e continuo le rocce, creando in tal modo lo spettacolare «Grand Canyon» svizzero.
Rientriamo in Ticino attraverso il Lucomagno. Buona parte del gruppo segue sempre il sidecar di Franco, ma alcuni, tra i quali Robert, stimolato dalla consorte Rita (che non ha paura neanche a buttarla dalla torre Eiffel), approfittano del poco traffico per scaricare la cavalleria.
Ultima sosta in un grotto a Malvaglia, birretta di commiato e tutti a casa. Una gita riuscita, che ha fatto conoscere, ai più, un bellissimo angolo della nostra terra.


Ermanno


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